Liven Special

Questa è una pagina speciale per molti motivi: il 1° è che invece di linkare un racconto l'ho pubblicato per esteso e in anteprima assoluta; il 2° è che la storia "Federico", scritta da Liven, un'altra delle mie migliori amiche, è bellissima e vale veramente la pena di leggerla; il 3° è che il tema affrontato è veramente importante e serio.
L'Anorressia e, più in generale, i disturbi dell'alimentazione è una malattia diffusissima tra le ragazze.
La mancanza di autostima, i modelli di riferimento irraggiungibili, le troppe aspettative, quella che in molti chiamano "angoscia di vivere" affliggono tantissime persone, me per prima.
Io non sono anorressica ma ho un leggero disturbo dell'alimentazione e svariati altri problemi: insonnia, depressione, ansia ecc. e sono quindi molto sensibile a questi temi.
Anche per questo mi è sembrato importante dedicare a questa storia una pagina tutta sua.
Spero che la troverete interessante e bella, anche se triste, come l'ho trovata io.
Leggetela e fatemi sapere che ne pensate!


Federico


Quel cazzo di sondino nel naso faceva un male cane, era una di quelle cose dalle quali era sempre stata terrorizzata ma adesso come adesso le era del tutto impossibile farne a meno giacchè non riusciva bene a respirare da sola.




Come aveva fatto a ridursi così? Se l’era domandato almeno quaranta milioni di volte, cercando di analizzare situazioni che le erano sfuggite di mano, o reazioni che non aveva ben calcolato. Alla fine era famosa per il suo cervello! E anche se in questo momento non era particolarmente convinta di esserne veramente dotata, cercava di usarlo.


Chiuse gli occhi un momento…E nonostante fossero passati quasi 5 anni quella scena le si presentava davanti come un film, perfetto in tutti i suoi maledetti particolari.


Un rumore sordo la distrasse riportandola alla realtà.


“Cassie, devo cambiarti la medicazione!” Disse un’infermiera gentile e sorridente che a quanto ricordava rispondeva al nome di Alessia.


“Sì, però non riesco ad alzarmi da sola, ho bisogno che mi aiuti a mettermi seduta sul bordo. Ti spiace però chiudere la porta? Per sopportare un pochino di più il caldo ho messo un pigiama cortissimo che mi mette terrificantemente in imbarazzo.”


“Certo!” Alessia si avvicinò alla porta e la chiuse semplicemente accostandola.


“No, per favore con la chiave!” La avvertì Cassandra.


“Sì sì” L’imbarazzo per quell’assurda richiesta era palese ma eseguì la richiesta, che seppur perentoria era stata molto gentile. Era chiaro che qualcosa non andava, era lampante che Cassandra non era..come dire “normale”.


Alex, così la chiamavano in ospedale aveva ventiquattro anni, a parte il tirocinio era un anno che stava in reparto, e medicina femminile non le dispiaceva; non aveva casi particolarmente eclatanti e, essendo un piccolissimo ospedale quasi esclusivamente di degenza non aveva mai fatto i conti con cose particolarmente raccapriccianti. Ma quando alzò il lenzuolo di quella ragazza..Bhe, le ci volle tutto il suo autocontrollo per non scoppiarle a piangere davanti.


Cassandra, che era sempre stata una buona osservatrice non si perse un istante di quello sguardo, e neanche l’improvviso divenir lucido di quegli occhi, che prima erano così gioviali.


Si fece voltare senza fare storie, cercando di aiutare l’infermiera il più possibile nel suo compito e poi le rivolse la voce più gentile che riuscì a modulare.


“Grazie! So di non essere un bello spettacolo, stai tranquilla, non ho quel tipo di anoressia che non si giudica allo specchio..So perfettamente che questi 42 chili che mi porto appresso fanno parecchio impressione ma..Lo piscologo da cui sono i cura da quasi sei mesi non vuole che la definisca in questo modo dice che è il mio corpo che sta reagendo ad un enorme stress emotivo e che è tutta un’altra cosa.” E le fece l’occhiolino.


“ Ah!” Alex aveva risposto con un tono estremamente perplesso, e come darle torto?


“ Sono qui perché ho avuto un brutto incidente con la macchina”


Cassie aveva una voce comprensiva ma con un tono timido, quasi vergognoso.


“Sono finita fuori strada una sera di rientro da una festa. Di solito quando uscivo, prima di tutto questo” E sì indicò con una mano. “ se non mangiavo prima di andare a ballare mi bastava bere un succo di frutta per avere tutti gli zuccheri sufficienti, ma pare che il mio corpo adesso sia come un assetato e quella sera ho avuto un brutto calo glicemico e sono svenuta. Mi hanno trovato incastrata tra il volante e il vetro, mi sono lussata una spalla , rotta un polso e ho avuto un trauma cranico serio. Sono in ospedale da un bel po’, ma sono arrivata qui solo da due giorni, me l’hanno proposto per essere più vicina a casa e poi perché, purtroppo, i miei valori non vanno bene”


“ Ma scusa, dici di non essere anoressica ma sei magrissima, mangi, perché ti ho vista mangiare eppure…”


“Ho un problema al sistema immunitario e ho praticamente allergie a tutto!”


“ Ma scusa come la spiegano questa cosa i medici? Io non ne ho mai sentito nemmeno parlare al corso per infermieri”


“ Non la spiegano..La tamponano ma non possono curarla. All’inizio mi trattavano come se avessi un esaurimento poi…poi si sono arresi perchè le cose non cambiavano..”


“Posso chiederti cosa l’ha scatenato secondo te? Giusto se non sono troppo indiscreta.”


Nel momento in cui aveva fatto quella domanda si era seduta davanti a Cassie che con un sorriso triste la stava fissando in volto. Quella ragazza aveva molto da dire..Di questo Alex ne era certa, aveva un milione di cose da dire, come se le stessero trafiggendo l’anima.


“E’ una cosa complicata…”


“Se..”


“No, no, mi va di raccontartela!” Rispose lei sbracciandosi, mi va davvero perché forse se ne parlo la esorcizzo ma non posso dire che sia stato un episodio solo a farmi diventare così, credo di aver sempre avuto un animo particolarmente portato a vivere male le cose ma la cosa che mi ha fatto più male…quella è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso..”


“Io se ti va… Sto per finire il turno e non credo creerò problemi alla ragazza dopo se mi fermo un po’ con te a far due parole…Però solo se veramente non ti creo disturbo..”


“No, anzi”


L’atmosfera dopo pochi minuti era diventata un pochino meno tesa, non che Alex fosse una psichiatra ma aveva un buon metodo per mettere a loro agio i suoi pazienti e dopo una mezz’oretta finalmente Cassandra iniziò a parlare.






Quando avevo 15 anni ero piuttosto cicciottella, tutti dicevano che erano le forme dell’adolescenza e nonostante insistessi con mia madre non c’era verso di convincerla a portarmi da un dietologo. Diciamo che qualcosa iniziò a muoversi quando iniziarono le prime cotte e io, a differenza della mia migliore amica, che era ed è incredibilmente bella, provavo un fortissimo imbarazzo con i ragazzi della mia età. Ho un carattere socievole e allegro e spesso mascheravo le mie debolezze cercando di fare “l’amicona”. Avevo anche la fortuna di saperne parecchio di automobili e di esserne anche una patita e quindi non avevo problemi diciamo così di “essere accettata nel gruppo” ma avevo problemi a relazionarmi sentimentalmente.


Lea, che più che un’amica ormai è una sorella, mi organizzava di continuo appuntamenti e mi divertivo anche, ma mi sembrava sempre di essere sbagliata e fuori posto.


Finchè un giorno conobbi Federico.


Federico era un compagno di università di mio fratello Gian, più grande di me di 7 anni, e..ed era bellissimo.


Quegli occhi blu, come il cielo di notte erano una cosa incredibile e assomigliava tantissimo ad un famoso cantante che andava tanto in voga allora. La prima volta che era venuto a casa per studiare, io stavo suonando il pianoforte con due mie amiche accanto. Stavo eseguendo un pezzo della colonna sonora di Lezioni di Piano, me lo ricordo come se fosse ora e le mie amiche mi stavano ascoltando incantate. Mi è sempre piaciuto essere al centro dell’attenzione ma quando ero al pianoforte era come se tutto sparisse e io fossi in un mondo solo ed esclusivamente mio. Quando la canzone terminò e io aprì gli occhi di fronte a me avevo quei due spettacolari fari blu che mi scrutavano stupiti e ammirati come poche volte in vita mia avevo visto qualcuno guardarmi.


Inutile dirti che la cosa durò un istante, perché con un battimani mio fratello comparve nella stanza e lui fece finta di nulla…Era un grandissimo attore te lo assicuro!!


“Sei uno schianto sorellina!” Gianpaolo è sempre stato un fratello grandioso, ma in quel periodo era un presenza particolarmente vicina a me, spesso infatti si prendeva la briga di portarmi con sé a bere qualcosa, era capitato anche che un paio di sere mi avesse portato anche a ballare ma di Federico non avevo mai visto nemmeno l’ombra.


Scoprì solo dopo che quel ragazzo si era unito a loro perché gli interessava una ragazza della compagnia.


Comunque come quel giorno, a poco a poco ce ne furono moltissimi. Fede e mio fratello avevano un metodo di studio molto simile: quello del parlare di ragazze, e siccome anche il mio aitante parente era un bel latin lover, in poco cominciarono ad uscire soltanto loro due a caccia di ragazze. Inutile dire che la tipa della compagnia dopo la conquista era già stata accantonata e dimenticata.


Passarono così 5 mesi, Federico era di casa e spesso anche io mi fermavo a parlare con loro. Erano smesse le uscite la sera perché logicamente ero d’intralcio, ma erano sempre di più quelle in cui Fede arrivava che Gian non era pronto e si fermava a parlare con me.


Diventammo amici. Lui era un amico qualunque anche se con lui io avevo una persona più grande dalla quale imparare e con cui confrontarmi.


La mia miglior amica mi aveva avvertito di star attenta ma io…io ero proprio una povera ingenua.


A Dicembre Gian ci comunicò che aveva vinto la graduatoria per l’Erasmus, i miei erano orgogliosissimi e io ero strafelice che mio fratello partisse per 8 mesi in Inghilterra. Un po’ meno bene la prese invece Federico che si sentiva abbandonato dal suo più caro amico. Inutile dirti con chi si sfogò.


Una sera, faceva un freddo cane, bussò alla porta di casa, ben sapendo che mio fratello e i miei erano alla riunione esplicativa e chiese di parlarmi.


Mi disse tutti i suoi dubbi, mi spiegò bene come si sentiva e mi chiese consiglio su come reagire…Io gli dissi solo che l’amicizia non sarebbe svanita e che appena tornato Gian sarebbe stato per lui come prima e che non doveva preoccuparsi perchè il resto della compagnia l’avrebbe di sicuro accolto bene.


Mi diede un veloce bacio sulla guancia e mi disse sorridendo “Tu non hai il cervello di una di 15 anni!!!” e sparì.


Gian partì a Gennaio. La sua stanza vuota era stato un trauma per me, mi mancava da morire. Avevo detto belle parole a Federico quando ero io la prima che si sentiva sola. Ma la vita doveva per forza continuare, e io non potevo sperare per sempre di uscire con ragazzi di quasi 10 anni più grandi di me…E iniziai ad uscire con una compagnia della mia età.


Conobbi Stefano, era un tipo molto simpatico e stavamo veramente bene insieme. Una sera eravamo al baretto in centro al paese bevendo una coca cola e parlando del più e del meno quando entrò Federico. Era solo e lo salutai con un gran sorriso. Quando si accorse con chi ero la sua espressione cambiò di colpo. Si avvicinò al tavolo e con modi un po’ bruschi mi chiese di uscire. Fuori iniziò a dire che ero troppo giovane per uscire e che dato che mio fratello era lontano toccava a lui tenermi d’occhio. Mi disse che era stato a casa mia e mia madre gli aveva detto dove trovarmi e si era precipitato lì per “difendere il mio onore” . Dio, a rivederla con gli occhi di adesso mi rendo conto che era un’incredibile sfuriata di gelosia, ma lì per lì la presi malissimo e gli dissi che non poteva fare così e che doveva andarsene.


Lo fece, per tornare a casa mia il giorno dopo con un bellissimo peluches con un cuore in mano con scritto “ Ci tengo tanto a te!”


A quindici anni queste cose sono viste come segni d’amore, per lo meno di quell’affetto che tutti chiamano cotta e io iniziai a guardarlo sotto altri punti di vista.


Piacermi mi piaceva ma…ero piuttosto sulle mie.


Iniziò a venire tutti i giorni, i miei lavoravano fino alle 8 e quindi passavamo i pomeriggi insieme. Spesso portava i libri e studiava con me, aiutandomi con la matematica quando davo di matto. I miei sapevano, non comprendevano ma si adattavano ben sapendo che non ero il tipo di cui preoccuparsi se c’era un ragazzo per casa 
( anche perché la vicina era così impicciona che guardava anche dentro le finestre e non sarebbe stato saggio).


Fatto sta che ci legammo in un modo assurdo. La sua frase continua era “ Vorrei tanto trovare una donna con un cervello che mi comprenda come te!” E dopo un po’ iniziai a pensare un “Hei guarda che il cervello è attaccato ad una donna quindi siamo compatibili!” Ma lui..lui era come se sul piano intellettuale fosse completamente dipendente da me ma non fossi altro che una ragazzina.


Banale dire che me ne innamorai perdutamente. Ero diventata irriconoscibile, grazie ai consigli e alle cure della mia bellissima miglior amica iniziai a cercare di farmi più carina e quando lo notava mi sembrava di toccare il cielo con un dito.


Una sera, la sera che equivocai alla grande, mi sorprese trovare un biglietto con scritto “fatti carina che ti vengo a prendere alle 8, i tuoi sanno già tutto”


Il mondo era diventato di colpo rosa.


Il mio mondo , fatto di ritrosie e tentennamenti, ora era un mondo che stava girando per il verso giusto!


Portava un completo grigio scuro, con una camicia bianca elegantemente sbottonata ad arte e quando mi vide con un tenero vestitino di raso, ricordo che sorrise in un modo così affascinante che anche mia madre sospirò dietro di me. Mi aprì la portiera e mi fece salire nella macchina di suo padre, che aveva appena preso in prestito.


Inutile dire che mi aspettavo almeno il mio primo bacio!


Arrivammo in un paesino sul lago, estremamente romantico, e seppur senza contatti camminavamo vicinissimi e ad un certo punto mi prese la mano. Ero imbarazzata come non mai, ma euforica come non lo sarei mai più stata per tutta la mia vita.


Entrammo in un baretto per coppiette, uno di quelli dove l’atmosfera è un po’ buia e sui tavoli ci sono le candele. Mi spostò la poltroncina e si sedette di fronte a me con una serenità che non gli avevo mai visto addosso.


Non facemmo neanche in tempo ad ordinare che due ragazzi della compagnia che lui e mio fratello frequentavano si avvicinarono gioviali a noi “Ciao Fede!” Evidentemente non mi avevano riconosciuta al momento perché quando uno dei due si voltò per presentarsi rimase di sasso.


“Cassie?”


“Ciao Paolo! Lorenzo!” Salutai il ragazzo accanto a lui.


Non so se lo sentì solo io un “Cazzo!” Sibilato a bassissima voce da Federico ma l’atmosfera divenne improvvisamente tesissima. I due si offrirono di unirsi a noi, approfittando del fatto che ci fosse con loro anche Chiara con cui ero molto legata e con cui avevo stretto particolarmente quando uscivamo tutti insieme.


Fu lei, in una emergenza bagno tutta al femminile a chiedermi il fatidico “allora con Fede?” Con quel sorriso aperto che solo un’amica può donarti. Inutile dirti il verdetto che emise non appena le raccontai tutto: “E’ completamente cotto di te!”.


Quanto giudichi logico che una ragazzina di 15 anni, del tutto inesperta e pure parecchio ingenua, s’illudesse credendo nel grande amore? Tornata in quella saletta ero convinta che probabilmente l’avrei sposato!


Non ci fu il bacio, l’atmosfera si era un pochino allentata e davo colpa al nostro strano incontro ma mi sbagliavo.


Tre giorni dopo inziò a raccontarmi che stava uscendo con una ragazza, una certa Simona, da qualche settimana e che gli piaceva davvero, mi aveva portato fuori per…chiedermi consiglio.


Quando se ne andò piansi per la prima volta per una delusione d’amore!


Credevo avesse compreso ma ritornò il giorno dopo e quello dopo ancora e io pur di elemosinare la sua compagnia mi torturavo.


Il giorno del suo compleanno, che cadeva una settimana prima del mio, mi feci trovare con un pacchetto tra le mani. Non parlava più mentre, scartando, si era trovato in mano un braccialetto d’argento. Mi aveva abbracciato sussurrandomi ad un orecchio “Nessuno ha mai fatto una cosa così dolce per me!”


Mio fratello arrivò per farmi una sorpresa la mattina prima del mio 16° compleanno con tanti di quei regali che Babbo Natale sembrava un misero facchino. Ci chiudemmo in camera per un pomeriggio intero mentre mi raccontava delle mirabolanti avventure Oltremanica. Io evitai di raccontargli i particolari della mia “storia con Federico” ma non potevo nascondergli tutto e gli dissi dei pomeriggi che studiavamo insieme. “E bravo il mio Zeni, si è innamorato della mia sorellina!” Mi disse sorridente e gioviale. Sospiro di sollievo..Credevo si sarebbe incazzato come una iena!


Il mattino del 10 a svegliarmi fu un incredibile mazzo di fiori, dietro cui era nascosta mia madre.


“Mamma sono fantastici, non dovevi!!! E poi i Lilium sono i miei fiori preferiti!” "Amore, veramente non te li abbiamo regalati noi. E’ il caso che tu legga il biglietto”


Le mani mi tremavano, chi poteva essere che mi faceva una cosa simile? Non avevo ammiratori segreti.


Alla mia stella.


Volevo svegliarti consegnandoli di persona ma non sapevo come l’avrebbero presa i tuoi.


Buon 16 ° compleanno


Federico


Saltai fuori dal letto in un istante e guardandola incredula le chiesi: “ Non è uno scherzo vero?”


Il suo sorriso sornione e comprensivo aveva già fatto due più due e negò con soddisfazione.


Lo chiamai, mi aveva lasciato il numero per “le emergenze”, ovvero tutte le volte che avessi avuto bisogno di parlare con lui e gli chiesi se la sera ci saremmo potuti vedere che volevo ringraziarlo di persona ma mi disse che si scusava ma aveva già un impegno.


Bell’impegno di merda!


Non si fece vivo per tutto il tempo che Gian rimase a casa, pur vedendolo fuori e a me non disse una parola.


Sapevo che Gian non era il tipo da sfiorare neanche per sbaglio l’argomento “me” con il suo amico, e quindi ero serena e tranquilla, almeno su questo.


La botta arrivò una settimana dopo.


“Ciao Fede!Entra pure”


“Ciao Cassie, perdona il disturbo, vorrei parlarti”


“Certo!” L’avevo fatto entrare in salotto, i miei come al solito non c’erano.


“Io, io vorrei dirti che non posso più venirti a trovare”


“Ah!” Credo che in quel momento il crack che aveva fatto il mio cuore fosse stato udito anche dalla mia vicina impicciona.


“Sai, credo che tu abbia frainteso e…”


*Io abbia frainteso? C’erano almeno 10 persone che avevano compreso quello che avevo compreso io!*


“Io sono molto più grande di te.. e ..”


* Oddio cosa diavolo sta cercando di dirmi?*


“E poi… Cazzo Cassi dì qualcosa!” Si era arrabbiato, ma lo stavo solo osservando, non avevo aperto bocca!


“Scusa Fede cosa devo dirti?” Non comprendevo la situazione e da brava ragazzina, confusa e innamorata i lucciconi avevano fatto capolino.


“Cassie porca Eva lo sanno anche i muri che ti piaccio, Chiara e Paolo mi hanno anche chiesto come sta andando e io…sono caduto dalle nuvole!”


Credevo sinceramente che stesse scherzando e che ad un tratto dicendomi che era una burla, mi avrebbe preso in braccio baciandomi fino a farmi gonfiare le labbra.


Invece.. Si fece ancora più rabbioso, con me che lì al momento non sapevo come gestire la cosa e iniziò ad urlare.


“Non ti dovevi innamorare di me! Hai rovinato tutto! Tutto!!! Cazzo Cassie io e te eravamo amici, io sapevo che potevo venire da te e avrei trovato il mio porto sicuro, la persona che mi avrebbe sempre capito. Invece ti sei innamorata. Ma che cosa mi aspettavo?” Chiese più a se stesso che a me “Da una bambina!”


La prima pugnalata andò a segno in pieno cuore ma non gli bastava.


Ormai le lacrime avevano fatto capolino e io non riuscivo più a trattenerle.


“E adesso piangi pure? No, no, me ne vado!”


Si era girato e stava avviandosi alla porta ma come una stupida lo fermai


“Federico ma perché mi fai questo? Io ti amo!”


Era la prima volta che lo dicevo, ma avrei fatto meglio a non dirlo a lui e conservarlo per qualcun altro! ..perchè mi rispose con la cosa che mi annullò per sempre:


“Cassie, anche io ti amo, amo il tuo cervello ma il tuo corpo mi fa schifo e non ce la faccio a stare con te!”


Logicamente gli lasciai la mano e impietrita lo guardai attraverso le lacrime.


Mi chiedo ancora oggi come avevo fatto ad innamorarmi di un bastardo simile!


Lo invitai alla porta, quando si accorse quello che aveva detto mi rivolse un disperato “Scusami non dovevo dirtelo così ma…”


Gli chiusi poco gentilmente la porta in faccia e non volli mai più vederlo.


Da lì non so perché ma neanche io mi sono più voluta bene. Non era una questione estetica, ma ero rimasta scioccata.










“Non posso biasimarti!” La voce un pochino incrinata di Alex interruppe il monologo di Cassandra.


“E non vi siete mai più rivisti?”


“No! Mi ha cercato ancora ma non mi sono mai fatta trovare. Il pomeriggio studiavo da un’amica e quando Gian tornò dall’Inghilterra mia madre gli accennò qualcosa e lui non mi obbligò ad ulteriori torture.”


“Ma neanche una volta in paese?”


“Credo forse una volta di averlo intravisto in un cinema, ma non mi aveva vista e io non ci tenevo alla sua compagnia”.


“E come sei diventata..sì insomma..”


“Così?” Sorrise Cassie, indicandosi.


“Te l’ho spiegato non ho smesso di mangiare, anzi, pagherei per poter magiare una pizza…ma dopo quell’evento il mio cuore si è raggelato, non c’è più stato posto per nessun tipo di relazione, per me esisteva solo ed esclusivamente la scuola. Sono stata in tutti questi anni la prima della classe, pagella d’oro dell’istituto, poi fuori mi ero impegnata affinchè la mia testa non avesse mai il tempo di pensare. Ho iniziato ad andare in palestra, tutti i giorni almeno due ore per sfogarmi, poi la notte scrivevo e non dormivo…Mi sono ritrovata l’estate della maturità a dimagrire di colpo e a non riuscire a trattenere il cibo. Logicamente si sono tutti allarmati ma hanno scoperto che non appena mangiavo qualcosa che mi faceva allergia il mio corpo lo espelleva. Ora va un pochino meglio,prima immaginati che riuscivo a mangiar solo mele!”


“Che vita di merda! Scusa la sincerità!”


“Vienilo a dire a me!” Cassie si mise a ridere e Alex la seguì.


“ Ma scusa non ti curano?” La ragazza gli indicò il sondino


“Ho già preso tre chili e anche se faccio ancora impressione va meglio. Poi va bhe ci si è messo l’incidente ma quello è stato un bel fuori programma. La cosa che mi fa girare di più le balle è che la macchina l’ho buttata via!”


“Lascia stare la macchina e ringrazia che sei qui a raccontarla! Altro che panzane!”


“Sai che mi piaci Alex! Sei una tipa schietta e le persone come te mi piacciono!!!”


Alex le sorrise “ Anche a me piacciono le tipe schiette!”


















Quattro anni dopo






“Alex, Alex cavolo sbrigati che perdiamo l’autobus”


Una ragazza splendida salì sull’ autobus di corsa facendo segno al conducente se poteva aspettare che anche la sua amica arrivasse. Il suo sorriso era così luminoso che per un attimo l’autista credette di aver visto un angelo.


“Oddio, ho il cuore che sta scoppiando”


Il bus partì e le due ragazze si diressero verso il fondo del mezzo per cercare da sedersi e parlottavano nel corridoio.


“Alex sei sempre in ritardo! Non è umanamente possibile dover sempre correre in quel modo per fare tutto.”


“Lo so Cassie, è inutile che me lo ripeti sempre, sono consapevole di aver il ritardo nel DNA!”


Al nome Cassie due occhi blu, blu come il cielo la notte si alzarono dal libro su cui erano posati fino ad un istante prima.


“Cassie?”


La ragazza si fermò e si girò di scatto, quella voce..Quella voce non l’avrebbe mai scordata.


“Federico?”


Lo stupore nella sua voce attirò vicino a lei l’amica che le si mise accanto pronta a prendere le sue difese come se avesse captato un pericolo


“Sì, ciao…Co..Come stai? E’una vita che non ci si vede!” perché lui era così titubante?


Come mai quel tentennamento nella voce del ragazzo?”


“Bene grazie! E tu?”


“Bene, bene grazie, cosa ci fai sul pullman?” Domandò lui curioso.


“Lo prendiamo tutti i giorni per tornare a casa, Alex la mia amica..” E si girò per fare un’improvvisata presentazione “Lavora in ospedale vicino a quella fermata dove siamo salite, io invece faccio il praticantato in uno studio lì accanto perciò.. Unico mezzo per tornare a casa”


“Niente auto ancora?”


“Quella è a casa, andare avanti e indietro mi costerebbe un capitale!” Cassie sorrise al pensiero della sua bellissima auto nuova, era stato il regalo dei suoi e di suo fratello per la laurea.


Gli occhi di lui per un momento scintillarono.


“Ti trovo bene!”


“Sì grazie, effettivamente sto piuttosto bene! Mi sono appena laureata e ho già trovato uno studio che mi faccia lavorare e poi…”Stava per dirgli che si stava per sposare ma un cellulare squillò.


“Scusami Federico ma è il mio!”


La ragazza aveva risposto al telefonino mentre con l’altra mano aveva fatto segno all’amica di andarsi a sedere tranquillamente che sarebbe arrivata subito.


“Amore!” La voce squillante era felice e serena come non mai “Sì, sì, dopo passo a confermare le bomboniere.. Sì, non preoccuparti, sì, a mamma sono piaciute, e mi sembrava che anche la tua fosse soddisfatta… Sì, sì, sono sul pullman con Alex, sì, sì appena arrivo glielo dico….Ok a dopo amore, sì, ti amo tanto anche io!”


Chiuse lo sportellino del telefono e si girò di nuovo verso Federico che aveva completamente perso il sorriso.


“Scusa ma…”


“Perdonami ma non ho potuto far a meno di sentire che parlavi di bomboniere. Ti sposi?”


“Sì! Il 3 Ottobre!!” Rispose lei con un sorriso incantevole.


“Ma dai!? Ma non sei un pochino giovane per un passo così impegnativo?”


“Credo di essere pronta sai!? Mi sento così felice e innamorata…E poi il mio fidanzato inizia ad essere un pochino su d’età e sente il bisogno di metter su famiglia. Vorremmo avere presto un bimbo!”


“Ah! E scusa per curiosità quanti anni ha il tuo fidanzato?”


“Dovrebbe aver la tua età se non sbaglio..o forse un anno di più, lui è del ’77”


“Io sono del ’78!” Rispose lui piccato


“Comunque dovresti conoscerlo, ricordi Lorenzo, quello della compagnia con cui giravate con mio fratello?”


“Sì, certo che me lo ricordo!” Disse perplesso cercando di capire dove la ragazza volesse andare a parare.


“E’lui!”


Scioccato, questo era l’unico termine veramente calzante per l’espressione che aveva colto il ragazzo. Non riusciva più neanche ad articolare una parola. Di per sé, ritrovarsi davanti quella meraviglia al posto dello scricciolo di un tempo era stata una botta, ma sapere anche che lei stava…lei stava con uno della sua età!


“Bhe ora ti saluto, raggiungo la mia amica, stammi bene Fede!”


“Stammi bene anche tu Cassie, e auguri!”


“Grazie!”


Alex non appena arrivò l’amica la guardò storta.


“Cassie..”


L’amica sapeva bene cosa diavolo stesse per chiederle.


“Sto bene Alex! Veramente è tutto a posto!” Le disse con un sorriso luminoso e sincero.


“Allora posso dirti una cosa io?”


“Certo che puoi, anzi devi!”


“Quel ragazzo è sempre stato innamorato di te”


“Lo so Alex, ora lo so. Ma volere una persona ma non accettarla in toto non è possibile. E poi, col senno di poi…sono io che meritavo di più!”


“Lo sai vero che oggi ti sei presa una rivincita immensa su di lui?”


“E’buffo, quando la volevo non arrivava mai…Oggi che non m’interessa più…”


“E’sempre così amica mia…è sempre così!”




Questa è la colonna sonora ufficiale di questa storia: 
Lezioni di Piano


Blue-Breath Easy


Il Tempo delle Mele 2













2 commenti:

  1. mamma mia, bello e toccante!

    RispondiElimina
  2. Grazie Claudia, e soprattutto grazie Micky....Grazie della fiducia e delle belle parole che mi dedichi sempre..io sono una persona insicura, sempre autocritica...esattamente come lo ero quando ho vissuto questa storia. Eh sì, autobiografica..romanzata e intensificata ma pur sempre la mia storia.
    Il titolo è stato un qualcosa di provvisorio...ma in realtà non so come potrei trovare un modo per definire questo testo...Forse "storia" o "passato", in ogni caso qualcosa che mi ha segnato molto. Un grazie immenso sempre, Micky TVBT
    Liven

    RispondiElimina